Alberobello, mi piace?

Dalla rilevazione dei bisogni alla restituzione dei risultati statistico-qualitativi

Nell'estate del 2014 la popolazione alberobellese è stata coinvolta in un’esperienza di analisi dei bisogni organizzata da Esas-Consultorio Familiare Diocesano, in collaborazione con la cattedra di Psicologia dell’educazione dell’Università degli Studi di Bari. Centinaia di questionari sono stati distribuiti in via virtuale e cartacea, con l’obiettivo di raccogliere le necessità della popolazione rispetto a diverse dimensioni riguardanti la comunità di Alberobello. Di seguito possiamo leggere i risultati. In questa sede, vogliamo presentare quanto emerso dalle analisi. Tuttavia, prima di introdurre i risultati, è necessario chiedersi cosa si intende per comunità e chi sono le singole persone rispetto alla comunità cui appartengono. Secondo la psicologia sociale (si veda, ad esempio, Mannarini, 2004; Obst et Al., 2000; Pretty, 2002), le persone si definiscono anche grazie alle loro appartenenze. Per dire chi sono, probabilmente potrò usare dei riferimenti del tipo “Sono un insegnante di scuola primaria”, “Sono un agricoltore ad Alberobello”, “Sono un commerciante della Zona Monti”, ecc. Questo processo si chiama “Identificazione sociale” ed è legato non soltanto ai singoli gruppi, ma anche alla comunità più ampia cui apparteniamo. Si può ragionevolmente sostenere che le comunità in cui le persone vivono costituiscano una delle fonti per l’attivazione dei processi di categorizzazione del sé. Questi contribuiscono, da un lato, a posizionare le persone nel contesto sociale ed ambientale e, dall’altro, a costruire  l'identità sociali di ognuno. Pertanto, l’identità sociale è definita, in modo più o meno implicito, anche definendo i luoghi del sé, i luoghi in cui si vive. La percezione di sé, dunque, è collegata al senso di comunità, che McMillan e Chavis (1986) definiscono come “un sentimento che i membri hanno di appartenere ed essere importanti gli uni per gli altri e una fiducia condivisa che i bisogni dei membri saranno soddisfatti dal loro impegno a stare insieme”.
In questa definizione, quattro elementi sono rilevanti: 

  1. L’appartenenza (quanto mi sento parte della comunità in cui vivo);
  2. L’influenza sociale (quanto sento di essere influente sulla comunità in cui vivo);
  3. L’integrazione e soddisfazione dei bisogni personali (quanto percepisco che l’appartenenza alla comunità mi permetta di soddisfare le mie necessità);
  4. La connessione emotiva condivisa (quanto mi sento emotivamente in connessione con gli altri membri della comunità di cui faccio parte).

Tali elementi sono interconnessi tra loro e concorrono a definire il  senso di comunità. Pertanto, riconoscendo in Alberobello la comunità di riferimento per questa ricerca, è stato strutturato un questionario che indagasse proprio il senso di comunità degli alberobellesi, ma anche il modo in cui sono percepiti gli spazi vissuti e praticati, il verde, le relazioni, i servizi sociali, i servizi ricreativi, i servizi di trasporto, il clima psicosociale, la salubrità dell’ambiente, la manutenzione e la cura del paese, il turismo e la cittadinanza attiva e responsabile. Il questionario è composto da 126 affermazioni rispetto a cui posizionarsi su una scala da 1 a 4 (1=Fortemente in disaccordo, 4=Fortemente in accordo). Sono stati raccolti 455 questionari, di cui il 53,4% è stato compilato da partecipanti di genere femminile. L’età media di tutti i partecipanti è di 34,5 anni. La maggior parte del campione ha conseguito il diploma (44,8%), seguito da licenza elementare (24%) e diploma di scuole medie (16,2%). I partecipanti svolgono prevalentemente attività lavorativa (Dipendente, Commerciante, Professionista, Artigiano) con un terzo del campione rappresentato da Non Lavoratori, non occupati e studenti. La maggior parte dei partecipanti è residente nel comune di Alberobello (88,8%). 

Dicevamo, dunque, che è tempo di risultati. 
Una prima analisi effettuata riguarda le medie ottenute rispetto alle diverse dimensioni. Nella Figura 1, si può osservare che le dimensioni riguardanti le relazioni, i servizi sociali, i servizi di trasporto e il senso di comunità hanno dei valori più bassi (compresi tra 1,61 e 1,98) rispetto alle altre dimensioni. È come se i partecipanti avessero espresso un livello di soddisfazione più basso in merito a questi aspetti in relazione al contesto alberobellese. Si noti, tuttavia, che in nessuna dimensione si arriva al punteggio pari a 3. Come se, in generale, la percezione di soddisfazione legata alla propria appartenenza ad Alberobello non fosse così elevata.

A seguito di queste analisi, sono state osservate le correlazioni tra le dimensioni, ovvero se e in che modo le variabili da noi analizzate sono tra loro collegate. L’analisi correlazionale dimostra che quasi tutte le variabili da noi analizzate sono tra loro significativamente correlate. Le coppie di variabili “Spazi vissuti-Servizi di trasporto”, “Relazioni-Servizi di trasporto”, “Servizi ricreativi-Salubrità dell’ambiente”, “Senso di comunità-Servizi di trasporto”, “Cittadinanza attiva-Servizi di trasporto” e “Cittadinanza attiva-Salubrità ambientale” fanno eccezione e non correlano. Ovvero, le variabili di ciascuna coppia non sono fra di loro collegate. Le statistiche sono state concluse calcolando le analisi differenziali (t Test e ANOVA), condotte per rilevare differenze nelle variabili analizzate rispetto alle variabili socio-demografiche. In altre parole, è emerso che in base a genere, zona di residenza, titolo di studio, tipo di lavoro, anni di residenza ad Alberobello, ore trascorse giornalmente nel paese vi è una differenza di percezione nelle dimensioni analizzate.

In particolare, si può affermare che:

  • I maschi hanno una percezione tendenzialmente più positiva del paese rispetto alla popolazione femminile;
  • I non residenti hanno una percezione più positiva dei residenti;
  • Il titolo di studio, il lavoro svolto e il tempo di residenza incidono su alcune dimensioni;
  • La zona di residenza (Centro, Coreggia o periferia/campagna) incide sulla percezione di soddisfazione.

Colti questi aspetti, la ricerca, strutturata su due livelli, è proseguita attraverso un’analisi qualitativa ed in profondità della percezione delle persone rispetto ad alcuni temi. In particolare, sono state condotte quattro focus group discussion analizzate con analisi qualitativa del contenuto, per esplorare l’opinione delle persone in merito al vissuto relazionale e ai servizi sociali, ai trasporti, al turismo e al senso di comunità. Tali tematiche sono state scelte in seguito al calcolo dei punteggi medi e ciascuna discussione di gruppo è stata dedicata ad uno degli argomenti considerati, coinvolgendo persone rappresentanti del focus specifico.

Una sintesi dei risultati fa emergere come ciascuna discussione si sia concentrata su tre assi di discorso:

  1. 1. I bisogni presenti;
  2. 2. Le risposte già esistenti;
  3. 3. Le risposte possibili.

A tal proposito, si può affermare che ci sia un bisogno comune di consapevolezza (dei bisogni stessi, dei servizi presenti sul territorio, ecc.) e che le necessità presenti sul territorio sono molteplici (ad esempio, di assistenza alle fasce deboli e alla famiglia, di coinvolgimento dei giovani, di legittimazione reciproca delle istituzioni, di professionalizzazione e innalzamento ulteriore dell’offerta turistica, di servizi di connessione interni al paese e con il territorio, ecc.). Molto spesso si risponde a tali bisogni attraverso servizi tra di loro slacciati e non integrati, laddove le risposte possibili e auspicate si concretizzano nella parola “Rete”. È come se la rete tra istituzioni, privati, servizi potesse aumentare il livello di agentività delle persone, ovvero la percezione di sentirsi capaci di cambiare il contesto in cui si vive. È come se rete e singoli potessero attivare un processo di arricchimento reciproco. È come se “Alberobello mi piace”, ma è necessario che ciascuno si attivi per generare il cambiamento desiderato. E, dunque, la tua parte qual è?

F. Feldia Loperfido, docente a contratto  - Università degli Studi di Bari
Gianvito D’Aprile, ricercatore - Grifo multimedia

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